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Categoria: Blog

Per scegliere gli occhiali ci vuole”naso”

Ogni volta che dobbiamo scegliere una montatura nuova dobbiamo coniugare la moda con la calzata perfetta quindi occorre una continua ricerca tecnologica e stilistica.

L’occhiale dalla calzata perfetta deve appoggiare correttamente sul naso, ma deve anche far risaltare i punti di forza del viso, valorizzando alcune caratteristiche e tralasciandone altre. Questo studio è usuale per alcune caratteristiche del viso che si possono modificare con l’aiuto del make-up: sopracciglia, labbra e addirittura forma del viso si possono modificare con tecniche di trucco e non occorre essere professionisti per imparare le tecniche di base. Ma il naso no, non si può camuffare, rimpicciolire, raddrizzare o snellire, ed è per questo che molte persone non si piacciono proprio per il loro naso.

Il naso è la caratteristica del volto che le persone notano di più, può essere alla francese, a patata, aquilino, alla greca o quello “perfetto”, a ognuno il suo, e va correttamente valorizzato.

Le montature per calzare correttamente devono tener conto di un corretto appoggio, ma l’appoggio corretto, combinato alla forma delle lenti, riesce anche ad accentuare o a mitigare le caratteristiche morfologiche del naso, rendendolo più piccolo o più grande a seconda del caso.

Il segreto per scegliere l’occhiali giusto è l’armonia quindi ad ogni naso il suo occhiale.

Naso grande = occhiale grande

Un naso importante ama montature importanti. Optiamo per lenti rotonde e consigliamo colori accesi.

Unico accorgimento il ponte che deve essere basso altrimenti il naso prenderebbe  il sopravvento.

Naso lungo = occhiale oversize

Ancora oversize, ancora montature evidenti. Consigliamo montature spesse dai  colori scuri o sgargianti.

Naso alla francese = occhiale a farfalla

La forma a farfalla dona molto a chi ha il nasino alla francese, piccolo e delicato.

La montatura può essere più leggera, quasi trasparente. Si può giocare con il colore e l’unico accorgimento da tenere presente è la forma del viso.

 

Che cos’è l’ambliopia detta anche occhio pigro

L’ambliopia è una condizione di origine cerebrale, dovuta alla mancanza di una adeguata stimolazione durante il periodo critico dello sviluppo. Si manifesta con una alterata funzione visiva.

E’ una patologia oculare infantile, comunemente chiamata “occhio pigro”, caratterizzata da un occhio che vede meno dell’altro.

Viene spesso impropriamente descritta solo come un “calo della vista” o ridotta acuità visiva, cioè una diminuita capacità di riconoscere lettere o simboli raffigurati su una tabella posta a una certa distanza. In realtà i deficit causati dall’ambliopia sono più complessi e comprendono alterazioni funzionali quali: una ridotta sensibilità al contrasto, un’alterata percezione della tridimensionalità (stereopsi) e un’instabilità della fissazione, dovute a evidenti modificazioni delle strutture cerebrali. E’ importante ricordare che l’ambliopia, nella maggior parte dei casi trovati precocemente, è reversibile.

Perché si sviluppa l’ambliopia?

Possiamo paragonare gli occhi a finestre utilizzate dal cervello per percepire il mondo esterno. Lo sviluppo del sistema visivo è un processo lungo e delicato.

Il periodo di maturazione, in cui avvengono le principali modificazioni di forma e funzione delle strutture cerebrali deputate alla visione, viene definito periodo critico:  è un tempo che va dalla nascita fino a circa gli otto, nove anni.

Affinché la visione si sviluppi correttamente è necessario che gli occhi siano costantemente allineati e che le immagini provenienti da entrambi gli occhi siano sufficientemente simili, in termini di grandezza e nitidezza, da essere percepite come una sola. Qualsiasi evento interferisca con uno di questi meccanismi durante il periodo critico, per un tempo sufficientemente lungo, innesca un fenomeno chiamato soppressione. In tal caso il cervello sceglie di eliminare l’immagine peggiore impedendo lo sviluppo delle strutture cerebrali relative all’occhio “difettoso”. Quando ciò avviene, se non si interviene tempestivamente, si instaurerà ambliopia.

Altro fattore importante è il periodo di insorgenza: quanto più precocemente si instaura la soppressione, tanto più profonda sarà l’ambliopia. Quanto più a lungo viene trascurata, tanto più inefficace sarà il trattamento.

Per questa ragione è sempre fortemente raccomandata una visita oculistica entro i 36 mesi di vita, anche in assenza di particolari motivi di preoccupazione.

Come posso accorgermi se mio figlio ha l’ambliopia?

Per quanto si possa essere attenti è molto difficile capire se il proprio figlio soffre di questo problema, il bambino non riferirà mai nessuna difficoltà almeno fino all’età scolare, questo avviene per due motivi:

  1. L’ambliopia è un deficit di sviluppo, il bambino non ha subito una perdita di visione, semplicemente ha imparato a conoscere il mondo a modo suo, non ha termini di paragone e non lo mette in discussione.
  2. Nella maggior parte dei casi l’ambliopia è monolaterale. Significa che il bambino sopperirà al deficit visivo di un occhio, con una visione pressoché normale dell’altro.

Si può però prestare attenzione a diversi comportamenti che possono essere sintomo di un deficit visivo più o meno importante, ad esempio il bambino potrebbe:

  • avvicinare troppo gli oggetti al viso o avvicinarsi troppo alla TV;
  • non essere attirato da giochi adeguati alla sua età, ma rivolgere lo sguardo verso l’alto o verso fonti luminose;
  • mostrare fastidio eccessivo alla luce;
  • inciampare spesso o urtare oggetti posti lateralmente mentre cammina;
  • avere difficoltà a riconoscere oggetti o a muoversi in una stanza in penombra;
  • strizzare eccessivamente gli occhi
  • ruotare o inclinare il capo quando fissa un oggetto di suo interesse;
  • mostrare oscillazioni involontarie degli occhi (nistagmo)

Provando a coprire per una decina di secondi prima un occhio poi l’altro, mentre viene mostrato qualcosa che attiri l’attenzione, il bambino potrebbe innervosirsi o piangere all’occlusione di uno dei due occhi, in questo caso  è consigliabile contattare il medico oculista.

L’ambliopia può essere causata da diversi fattori:

  • differenza del vizio di refrazione tra i due occhi (anisometropia)
  • strabismo
  • patologie oculari (cataratta congenita o acquisita nella prima infanzia, retinopatia da bambino prematuro, problemi corneali, ecc)

Come si cura l’ambliopia?

Solitamente si agisce penalizzando l’occhio sano, favorendo invece la visione di quello pigro.

  • Occlusione: consiste nell’impedire completamente la visione dell’occhio migliore, coprendolo con una benda per il numero di ore al giorno che l’oculista riterrà più opportuno
  • Penalizzazione (ottica o farmacologica): consiste nel ridurre la capacità visiva dell’occhio migliore utilizzando lenti/filtri o farmaci. Viene adottata generalmente per preservare un certo grado di visione binoculare o in caso di bambini per i quali non è possibile praticare l’occlusione. In questo modo si costringe il bambino a “risvegliare” l’occhio pigro. Si può applicare un cerotto adesivo o un collirio che annebbia la vista sull’occhio con la vista migliore, oppure,  si applica un filtro sulla lente degli occhiali che ne offusca la visione.

L’ambliopia è rara?

E’ sicuramente la causa più frequente di deficit visivo in età pediatrica. Si stima una prevalenza del 2-5% della popolazione. ciò significa che, statisticamente, in ogni classe di 25 bambini potrebbe essercene almeno uno affetto da ambliopia.

 

Sheer Effect, la nuova tendenza

Numerose maison di moda ripropongono le trasparenze effetto “nude look” quindi anche nel mondo degli occhiali l’acetato diventa colorato e trasparente seguendo il fashion trend del momento.

L’occhiale interpreta questa tendenza scegliendo come compagno di questo nuovo viaggio proprio l’acetato, che, con spessori bold, effetti 3D, montature traslucide e mascherine di nuova generazione, fa si che l’occhiale trasparente raggiunga il podio degli accessori must-have.

Tutte le linee di occhiali hanno presentato nelle nuove collezioni diversi modelli sia da vista che da sole, con queste caratteristiche utilizzando nuove trasparenze colorate che vanno dal rosa al viola, dall’azzurro al verde oltre che al grigio fumo ed al molto utilizzato “nude”.

 

Burnout da Smart Working

La rivoluzione sociale causata dalla pandemia da Covid-19 ha stravolto le abitudini di tutti, dai più piccoli agli anziani, ed il mondo del lavoro si è per molti trasformato in lavoro agile da casa: lo smart working.

Lavorare da casa offre sicuramente dei vantaggi ma a lungo andare questa modalità di lavoro può creare pesanti disagi psicologici, tra questi il burnout, una sorta di esaurimento nervoso causato da un eccessivo carico di  stress sia dal punto di vista emotivo che fisico.

Con l’avvento dello smart working le persone colpite da esaurimento nervoso sarebbero aumentate del 20%, con 2 lavoratori su 3 che soffrono di burnout.

Il disagio psicologico è quindi in aumento con il lavoro da casa.

Questo tipo di terminologia venne utilizzata per la prima volta negli anni 70′ ed era legata alle professioni sanitarie e assistenziali a contatto con persone fragili o malate, oppure a professioni deputate alla sicurezza pubblica e alla gestione delle emergenze, quindi persone esposte a prolungati stati di stress.

Con il passare degli anni l’esaurimento nervoso da stress lavorativo non è più solo legato a questi ambiti, ma si può verificare in qualsiasi occupazione in condizione di forte pressione psicofisica.

Il burnout nella sua definizione originale deriva dalla percezione di uno squilibrio tra le richieste lavorative e le risorse disponibili. Per quanto riguarda il caso specifico di burnout legato allo smart working, esistono due cause scatenanti:

  • l’impossibilità o l’incapacità di disconnettersi dal lavoro,
  • l’impossibilità o l’incapacità di avere orari precisi di attività lavorativa come in ufficio.

Alcune ricerche hanno rilevato che per chi lavora da casa la giornata lavorativa si allunga in media da 2 a 4 ore ma soprattutto aumenta di moltissimo la reperibilità.

Tutto questo genera una reale impossibilità di staccarsi dal lavoro e quindi di difendere i propri spazi personali, generando forte stress nel lungo periodo provocando un esaurimento delle risorse e delle energie psicofisiche.

Vi è anche il forte rischio di non riuscire più a separare l’ambiente casalingo da quello lavorativo scombinando il delicato equilibrio tra la vita famigliare, gli affetti personali, gli amici e il lavoro.

Iniziano a presentarsi sensazioni di forte stanchezza, distacco emotivo, mancanza di motivazione e visione cinica nei confronti del proprio lavoro.

l’esercizio fisico è un ottimo alleato nella prevenzione del burnout da smart working e nel combattere lo stress. Allenarsi è essenziale per rilasciare dopamina e serotonina, che migliorano l’umore e la qualità del sonno, oltre a ridurre drasticamente i livelli di stress.

L’ideale sarebbe allenarsi per brevi periodi più volte al giorno, fare regolarmente attività fisica produce benefici enormi sulla salute psicologica.

 

 

 

Drop out: discomfort e quindi abbandono dell’utilizzo delle lenti a contatto

L’utilizzo delle lenti a contatto si definisce confortevole quando si riescono a portare senza alcun fastidio per tutto il tempo necessario o desiderato.

Purtroppo però alcuni portatori riferiscono discomfort; tale condizione di disagio, soprattutto se protratta nel tempo, induce alla sospensione, talvolta definitiva, dell’uso delle lenti a contatto: il Drop out.

Nella maggior parte dei casi, il discomfort è causato da problemi di secchezza oculare, che rende l’ambiente oculare incompatibile con la lente, fino al punto di dover interrompere l’uso.

Vari studi confermano una maggiore incidenza di rischio nelle donne in età superiore ai 40 anni; il primo campanello d’allarme è di tipo sintomatologico, il paziente riferisce fastidio, bruciore, generalmente associato a secchezza oculare.

Il film lacrimale e la bagnabilità delle lenti giocano un ruolo fondamentale per il successo del porto, quindi, in una situazione di malessere il naturale bilanciamento idrico nell’occhio viene a mancare; sia l’occhio che la lente a contatto diventano secchi e la normale produzione fisiologica di lacrime non riesce a compensare tale condizione.

In aiuto si possono utilizzare sostituti lacrimali appositamente studiati per i portatori di lenti a contatto.

Se hai problemi con le tue lenti a contatto, fissa un appuntamento con il nostro centro di contattologia ed insieme troveremo una soluzione!